La moda nasce dall’esperienza che l’uomo vive: intervista a Lorenzo Sampaolesi

Ciao, parlaci di te

Ho 29 anni, sono nato a Bolzano e cresciuto a Recanati, nel 2009 mi sono trasferito a Milano dove ho iniziato il mio percorso professionale e artistico legato alla fotografia e alle arti visive. Nel 2018 ho realizzato il mio sogno di creare e dirigere il mio studio fotografico, chiamato Esposizione.

Attualmente realizzo produzioni commerciali a progetti artistici e sperimentali, accompagnato dal mio team creativo.

Come sei entrato in contatto con il mondo della moda? Hai sempre avuto la passione per la moda?

La mia vera passione sono sempre state le moto, i motori e tutto ciò che brucia combustibile. Sono arrivato a Milano dopo molti anni trascorsi a gareggiare, ed ho riscoperto nel mondo della moda, come in pista, le stesse emozioni, tra cui lo spirito competitivo. Quello non manca mai!

Amo anche molto cucinare, volevo infatti studiare scienze alimentari ma tra l’idea dei fornelli e quella di viaggiare conoscendo persone “fuori di testa”, ha prevalso la seconda.

Quali cambiamenti ha subito la moda di oggi rispetto al passato?

Ci sono stati molti cambiamenti nella moda negli ultimi anni, uno dei maggiori cambiamenti è l’utilizzo dei social media ed il suo enorme impatto nel marketing e nell’interazione tra brand e consumatore.

Personalmente, le piattaforme social mi aiutano molto a raggiungere con il mio lavoro un maggior numero di persone e di clienti. Mentre ai tempi la moda era solo per pochi fortunati, oggi è alla portata di tutti.  Penso che la moda di oggi sia più consapevole, riflette i tempi in cui viviamo.

Oggi vediamo una moda più ‘inclusive’, sulle passerelle sfilano modelle e modelli di ogni nazionalità, ci sono magazine di moda e tendenza che parlano di gender e di LGBT, è una moda più aperta ed accogliente verso il prossimo.

Allo stesso tempo credo che si sia persa l’idea di artigianato e di ricerca dietro il prodotto, ormai la moda è ‘fast’, e questo toglie molta magia. Inoltre, pur nel rispetto del “politically correct”, è bene a volte sconvolgere, fare degli statement con il proprio lavoro anche se con il rischio di offendere qualcuno.

L’importante è sapere cosa si vuole trasmettere, il modo nel quale trasmetterlo è molto personale.

La parola “moda” cosa ti fa venire in mente? Non pensarci troppo rispondi istintivamente

Un modo di esprimersi.

Qual è il tuo approccio creativo quando pensi al mondo del fashion ora? Cosa vuoi trasmettere?

Nelle mie fotografie, cerco sempre di rappresentare in modo completo, esaustivo, ciò che mi trovo di fronte, aggiungendo sempre un tocco personale a livello tecnico, ovvero elementi artistici che rappresentano il mio linguaggio estetico. Ad esempio, una tecnica che uso spesso è la doppia esposizione. L’immagine in questo modo non è nitida poiché vengono riprese più posizioni e movimenti nello stesso scatto. E’ un mio modo di dare vita all’immagine, rendendo chi la osserva partecipe di quel frammento spazio temporale. La moda si intreccia con altri mondi creativi come l’arte, la musica, il cinema, la scrittura.

Provo ad includere tutti questi mondi nei miei scatti, sperimentando con le tecniche fotografiche in modo da non appiattire mai l’immagine, bensì cercando di renderla viva, versatile ed unica come un’opera d’arte. Nei lavori più commerciali questa sperimentazione è più limitata in quanto bisogna attenersi alla richiesta del cliente e all’identità del brand, altre volte invece l’estetica di un brand si sposa bene con la mia.

Il mio progetto artistico, dis|armonia, ad esempio, consiste nel lasciare il soggetto da solo e nudo in uno studio buio, mentre le macchine fotografiche scattano ad intervalli regolari. Durante questi scatti io non sono mai presente, ed ho scoperto che un soggetto si rivela in modo molto più intimo in mia assenza. E’ una interessante riflessione sull’impatto della nostra società sul nostro io più profondo, che viene fuori sempre più raramente a causa delle imposizioni sociali. 

In che modo secondo te la moda è in grado di rappresentare periodi storici differenti? Che rapporto c’è tra moda e uomo?

La moda è sempre stata influenzata da ciò che succede a livello politico, sociale ed economico.

Gli anni 20 ad esempio, segnano la ribellione delle donne contro lo status quo. Con l’ottenimento del diritto al voto e l’emancipazione femminile, le costrizioni degli anni precedenti non avevano più uno scopo di esistere. Non avrebbe avuto alcun senso indossare corsetti e crinoline per una donna che si muoveva, lavorava, andava a ballare.

La moda nasce dall’esperienza che l’uomo vive in un determinato momento, se le situazioni si evolvono, la moda si evolve di conseguenza.

Le cose migliori vengono di solito create quando le persone seguono la propria visione piuttosto che perseguire il successo o il denaro. Cosa ne pensi?

La mia idea di successo è la realizzazione personale, scinde completamente dal guadagno economico.

Un vero artista segue la propria vocazione, la propria visione. Naturalmente, l’ispirazione va coltivata, va perseguita, trovo che sia importante prendere ispirazione dagli altri e studiare tutto ciò che è stato creato, informarsi. Questo però serve solo come spunto per trovare il proprio linguaggio artistico. Per me non c’è niente di più soddisfacente di far viaggiare la propria fantasia, immaginare un’idea, e poi realizzarla. Durante lo svolgimento di un progetto si possono imparare tante cose, e a volte la realizzazione di un concetto supera addirittura le aspettative. Quando questo accade, è una sensazione ineguagliabile. 

Ci sono dei problemi secondo te nella moda di oggi? Le persone indossano cose scomode solo perché sono cool?

Il problema più grande è sicuramente l’impatto ambientale prodotto da questa industria. Il modello del fast fashion ha incrementato le emissioni di gas serra ed i risultati sono devastanti. Mi auguro davvero che i colossi del fashion si muovano presto verso un modello di produzione sostenibile.